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Andare dallo psicologo, sfatiamo le false credenze e i pregiudizi

Cristiana Monni

16 Giugno 2020

Strizzacervelli, Medico dei matti, Interprete dei sogni, Guru e qualche volta Mago della mente questi sono solo alcuni degli epiteti che ruotano attorno alla figura professionale dello psicologo sento dunque doveroso chiarire dapprima le caratteristiche e peculiarità per poi passare ad analizzare pregiudizi e luoghi comuni che ne distorcono l’immagine ma soprattutto la sostanza.

Il ruolo dello psicologo è stato riconosciuto in Italia dall’istituzione dell’Ordine professionale nel 1989 a seguito della legge del 18/02 n.56 e dal Codice deontologico che ne disciplina la figura.

L’articolo 1 definisce gli ambiti e le modalità di intervento:

La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione–‐riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”.

L’articolo 2 definisce i requisiti per l’accesso:

Per esercitare la professione di psicologo è necessario aver conseguito l’abilitazione in psicologia mediante l’esame di Stato ed essere iscritto nell’apposito albo professionale. Sono ammessi all’esame di Stato i laureati in psicologia che siano in possesso di adeguata documentazione attestante l’effettuazione di un tirocinio pratico“.

Per diventare Psicologo in Italia è necessario:
• laurearsi in Psicologia (5 anni nella forma 3+2);
• svolgere un tirocinio post-lauream della durata di un anno, per un totale di 1000 ore;
• conseguire l’Abilitazione all’esercizio della professione mediante Esame di Stato;
• iscriversi all’Albo professionale.
Sono abilitati all’esercizio dell’attività di Psicologo solo i professionisti iscritti all’Albo, a cui i cittadini possono fare riferimento per verificare se un professionista è abilitato (https://areariservata.psy.it/cgi-bin/areariservata/albo_nazionale.cgi).

Lo Psicologo  lo Psicoterapeuta e lo Psichiatra

Lo Psicologo è un professionista laureato in Psicologia e abilitato alla professione in seguito al superamento dell’Esame di Stato, a cui accede solo dopo un adeguato e prolungato tirocinio pratico. 

Per esercitare la professione di psicologo deve  essere iscritto regolarmente all’Albo degli Psicologi nella sezione regionale di appartenenza.

Lo Psicoterapeuta è un professionista laureato in Psicologia o Medicina e Chirurgia che abbia acquisito una specifica formazione teorica e pratica, almeno quadriennale, presso scuole di specializzazione universitarie o riconosciute dal MIUR secondo la normativa vigente.

Ovviamente “agli psicoterapeuti non medici è vietato ogni intervento di competenza esclusiva della professione medica” (legge 56/89 art 3.2), e dunque uno psicologo-psicoterapeuta non può in nessun caso prescrivere farmaci.

Infine lo  Psichiatra è invece un professionista laureato in Medicina e Chirurgia, specialista post lauream in Psichiatria, che interviene sulla malattia mentale diagnosticando e curando l’eventuale disfunzione o scompenso a livello organico, utilizzando, quando necessario, anche un trattamento farmacologico.

Una volta chiariti i contenuti e le caratteristiche di questa professione passiamo in rassegna alcuni (non tutti perché sono troppi) preconcetti, vediamo i più comuni:

  • Per andare da uno psicologo devi avere qualche disturbo mentale.

Lo psicologo lavora nell’ambito del malessere ma promuove anche il benessere, quindi ci si rivolge sia per difficoltà familiari, lavorative, sia per conoscere meglio di sé stessi o per una consulenza genitoriale. “Come mai mi comporto così? Perché non riesco a raggiungere ciò che desidero e a soddisfare i miei bisogni? Cosa mi blocca? Come posso fare per reagire in maniera più costruttiva al lavoro?”. Sono domande la cui risposta non è immediatamente accessibile anche se solo noi possiamo conoscere la risposta.

  • Anziché parlarne con uno sconosciuto, basta farsi una chiacchierata con un amico.

Le competenze e le strategie che lo psicologo utilizza non sono paragonabili al semplice chiacchierare, ma si tratta di colloqui strutturati e focalizzati, di tecniche di “ascolto attivo” attraverso i quali entrare in sintonia con il cliente per cercare di comprenderlo al meglio e di promuovere la sua crescita personale. Inoltre può avvalersi di test psicologici validati attraverso ricerche scientifiche nazionali o internazionali che permettono di verificare eventuali ipotesi o di approfondire alcune aree non chiare. Anche quest’ultimo punto prevede l’accordo del cliente.

  • Andare dallo psicologo richiede tempi molto lunghi.

 Il percorso è strutturato solitamente per un tot di incontri con un obiettivo preciso che si concorda dall’inizio, poi dipende se la persona alla fine del percorso decide di proseguire per un altro problema oppure concorda la chiusura. Molti hanno il timore di scavare dentro di sé o di scavare troppo per trovarci chissà cosa. Il terapeuta non è uno speleologo ma affianca in modo rispettoso il paziente lungo questo percorso. Non insiste, non scava ma stimola e attende il momento in cui il paziente è pronto per aprirsi in modo protettivo per sé.

  • e se poi mi prescrive dei farmaci?

Come precedentemente specificato lo psicologo non è un medico, pertanto non può prescrivere farmaci né consigliarli. Di solito quando il paziente si rivolge allo psicologo ha già percorso la strada del farmaco attraverso medico di base o specialista oppure è assolutamente contrario. La terapia non preclude l’uso dei farmaci se questi permettono di iniziare con lucidità e partecipazione il percorso, di frequente li si abbandona lungo il percorso salvo casi di particolari patologie in cui il farmaco si rende necessario per il funzionale svolgimento.

Dall’ultimo rapporto del Censis del 6/12/2019 : negli ultimi anni è aumentato del 23% il consumo di ansiolitici e sedativi. Gli utilizzatori  sono 4.4 milioni di italiani (800 mila in più rispetto al 2015).

  • Ne avrei bisogno ma costa troppo!

In prima analisi domandatevi se il motivo è quello economico o piuttosto legato ad uno dei pregiudizi che abbiamo esaminato e che minano la motivazione. Dopodiché considerate che potete sempre rivolgervi ad una struttura pubblica o privata accreditata da SSN. Anche gli studi privati possono proporre soluzioni convenienti e che vengono incontro alle vostre esigenze del paziente come per esempio terapie brevi.

Oltre ai pregiudizi che abbiamo esaminato abbiamo anche da fare i conti con noi stessi, rispetto al valore che ci diamo domandandoci se meritiamo un aiuto professionale serio e quanto siamo disposti ad investire sulla nostra salute e la salvaguardia del  nostro benessere psico-fisico.

Buona riflessione a tutti!

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