Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale

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Come abbandonare una Comunicazione Aggressiva

Cristiana Monni

16 Giugno 2020

Se solo riuscissi a farmi capire da chi mi circonda. Mi sforzo per formulare correttamente i pensieri, usare il tono giusto per essere ascoltata ma poi mi irrigidisco e di conseguenza lo fa anche l’altro

E’ difficile entrare in contatto con gli altri se non sappiamo identificare i nostri bisogni e non prestiamo attenzione a quelli altrui.

Ma poche e semplici regole possono insegnarci un modo più efficace di comunicare.

Probabilmente non ce ne rendiamo conto dei conflitti che segnano le nostre relazioni quotidiane, basti pensare all’ ondata di attacchi verbali presenti sui social, le denunce di abusi sessuali o ancora violenze domestiche e professionali. Ancora più insidiosi sono gli attacchi che perpetuiamo verso noi stessi e che riguardano le nostre aspettative, paure e convinzioni sul mondo, i quali generano un clima di tensione, chiusura e conflitto. Quando critichiamo ed emettiamo giudizi non ci rendiamo conto dell’impatto violento che questo atteggiamento può avere su di noi e su chi ci circonda, è come creare un terreno minato dove tensioni ed emozioni rischiano di esplodere.

La depressione, il bornout, lo stress, il mobbing e molte delle patologie croniche ci invitano a soffermarci su ciò che ci sta accadendo. Così sempre più persone sperimentano dei percorsi alternativi di cura del sé e del prossimo per trovare la stabilità; anche nelle aziende aumentano i corsi di consapevolezza a beneficio dell’intero ambiente lavorativo.

Prima regola per una comunicazione efficace : Ascoltare l’Altro

Siamo esseri sociali e quindi la nostra sopravvivenza dipende dalla capacità di vivere assieme , collaborare e mostrare empatia.

Comunicare comporta creare un legame, se non facciamo attenzione ai bisogni e alle richieste dell’altro avremo poche possibilità di essere capiti  e porteremo avanti un legame non soddisfacente.

Teniamo bene a mente che il primo scopo della comunicazione è trasmettere in modo verbale e non verbale un messaggio ad un interlocutore. Il secondo è assicurarsi di instaurare una relazione qualitativa efficace attraverso un atteggiamento empatico.

Intorno agli anni 50’ Carl Rogers e Fritz Roethlisberger proposero un ascolto comprensivo (listening with understanding) ossia ascoltare l’altro con l’intento di comprendere ciò che quelle parole significano per lui e quindi non limitandoci al contenuto, in questo modo otterremo una comunicazione autentica senza giudizio. Riuscire insomma, a comprendere ciò che l’altro ha da dirmi, ciò che vede, la sua dimensione emotiva, mi permetterà di ottenere dal mio interlocutore quell’apertura che genera un cambiamento.

Come mai, senza accorgercene, generiamo violenza nelle nostre interazioni, entriamo insomma in conflitto anche con le persone che amiamo?

Secondo Marshall Rosenberg il condizionamento all’origine delle nostre dinamiche violente è la tendenza a  focalizzarci sul risultato che speriamo di raggiungere e non sulla qualità della relazione condivisa .

Per una comunicazione efficace e autentica abbiamo da seguire fondamentalmente quattro tappe

  1. Osservare la situazione senza giudicare (il che preclude l’ascolto attivo).
  2. Identifichiamo la nostra emozione e quella dell’altro (per esempio “sento che è arrabbiato”, “provo tristezza”).
  3. Colleghiamo queste emozioni ad un bisogno (“di cosa ho bisogno?”, “di cosa ha bisogno nel dirmi questo?”).
  4. Formuliamo una domanda concreta sulla base delle informazioni che abbiamo e che ci mancano.

Questo metodo richiede dunque un modo di funzionare dell’essere umano concentrato verso noi stessi e  verso l’esterno che disinnesca il carico emotivo e arriva ad un’assunzione di responsabilità condivisa.

Fonti: – M.Baldassarre, P. Petrini, L. Cianciusi, Disturbi del linguaggio. comunicazione aggressiva.  Ed. Alpes Italia 2008

– Marshall B. Rosenberg, La comunicazione non violenta, Ed. Esserci 2010

 

 

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