Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale

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La dipendenza da videogiochi in adolescenza

Cristiana Monni

06 Agosto 2020

Il Gaming Disorder è stato inserito nell’ultima revisione della International Classification of Diseases (Icd-11) riconoscendo così la criticità che l’ abuso dei videogiochi provoca negli adolescenti e sulle rispettive famiglie.

Sono tre i criteri che, secondo l’ OMS (Organizzazione Mondiale della salute), individuano la dipendenza da videogiochi:

  1. una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita
  2. anche quando si manifestano le conseguenze negative dei comportamenti, non si riesce a controllarli
  3. il fatto che questi atteggiamenti portano a problemi nella vita personale, familiare e sociale, con impatti anche fisici, dai disturbi del sonno ai problemi alimentari ”.

Questo deve durare almeno 12 mesi, ma ci possono essere eccezioni per casi particolarmente gravi.

La definizione di “malattia mentale”  permette di formulare la diagnosi e porre maggiore attenzione a questo fenomeno dilagante da parte, in primis delle case di produzione di videogiochi e a seguire della famiglia e degli operatori del settore (psicologi, psicoterapeuti, pediatri e psichiatri). L’ intervento precoce con strategie mirate è fondamentale dal momento che stiamo parlando di una fascia d’età che per sua natura è fragile e in via di transizione (nel prossimo articolo “Gaming Disorder : Strategie d’intervento“, tratterò invece l’aspetto operativo).

Riprendendo le parole dello psichiatra e psicoterapeuta Federico Tonioni (fondatore nel 2009 del primo ambulatorio in Italia sulla Dipendenza da Internet e nel 2016 Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicopatologia da Web, presso la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma): “La fase più acuta si riscontra negli adolescenti maschi a partire dai 12 anni, fino ai 15-16…. Colpisce soprattutto quei ragazzi che non riescono ad affrontare la fase della pubertà, in genere non fanno sport e sono molto spaventati dal confronto con i coetanei. L’unico posto in cui si sentono competenti a fare qualcosa è il videogame, dove tra l’altro molto spesso eccellono. Non competono con nessuno se non con il gaming sparatutto, al quale dedicano tutto il tempo disponibile. Anche 18-20 ore al giorno ”…

Alla base di questi comportamenti disadattivi si nasconde rabbia e frustrazione determinata da una carenza affettiva, una difficoltà di relazionarsi che nei casi più gravi scaturisce in un vero e proprio ritiro sociale (rif. hikikomori).

Ma cosa porta un adolescente a rimanere invischiato nella rete dei videogiochi, al punto da annullare qualunque altro stimolo?

Nei videogiochi vengono utilizzate le stesse strategie del gioco d’azzardo:

il fenomeno della ricompensa , per cui lungo il percorso di gioco vengono disseminati tutta una serie di ricompense; parliamo dunque dei famosi  loot box (scatole premio) che consistono in armi, oggetti, capacità etc… ma che per ottenerli, è necessario acquistarli ; e questo ci conduce ad un altro fenomeno che è quello delle microtransizioni: piccole cifre per acquistare oggetti che permettono di migliorare la propria posizione di gioco. Gratificazioni a basso prezzo che invogliano il gamer a rimanere per un tempo sempre più lungo.

Utilizzo di musiche ipnotiche e suoni ripetitivi che coinvolgono e portano all’alienazione oppure animazioni  e colori luminescenti nel momento della ricompensa in modo da invogliare l’utente verso un repentino nuovo acquisto. I ragazzini, facendo questi giochi monotoni e ripetitivi, spesso con musiche ipnotiche e stimolazioni luminose intermittenti, riescono ad alienarsi e a ottenere delle micro-ricompense che instaurano la dipendenza.

La perdita o la sconfitta crea frustrazione e innesca un meccanismo mentale che porta il gamer a rigiocare, a tentare la fortuna proprio come davanti ad una slot machine o ad un gratta e vinci.

Quali sono le conseguenze ?

Come in tutti i casi di dipendenza si riscontrano:

– stati di ansia o depressioni reattive;

– ritiro sociale,

– perdita di interesse in vari ambiti (alimentazione, cura personale, socialità, familiare, scolastico);

– disturbi del sonno;

– problemi neurologici come crisi epilettiche e cefalea.

Nel prossimo articolo tratterò delle difficoltà che una famiglia va in contro nel rapporto con un adolescente dipendente da videogiochi e le possibili strategie operative.

Fonti: –  Erika Maniscalco, Alessia Maria Gervasi, Antonino Costanzo, Erika Ferrante, Alessia Marino, & Adriano Schimmenti “L’uso problematico di internet in infanzia e in pre-adolescenza: una rassegna della letteratura”.

– Federico Tonioni “Quando internet diventa una droga. Ciò che i genitori devono sapere”. Ed. Einaudi

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