Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale

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Gaming Disorder: strategie d’intervento.

Cristiana Monni

Assistiamo al radicale e continuo evolversi del fenomeno digitale, la dimensione virtuale si perfeziona e procede in parallelo con quella reale. Sebbene differente e ancora limitata è in grado di offrire all’adolescente  stimoli  necessari per costruire la propria identità e creare la propria rete di relazioni.

Il bisogno di far parte di un gruppo, di sentirsi accettati, di sperimentare relazioni fuori dall’ambiente familiare sono infatti vivi nell’adolescente di oggi come in quello di ieri ma con modalità diverse.

Purtroppo però un uso eccessivo della tecnologia soprattutto per una fascia d’età che si trova in piena fase evolutiva, può portare alla creazione di una realtà virtuale parallela a quella reale, caratterizzata da meccanismi disfunzionali creati ad hoc per agganciarli in maniera durevole alla rete (argomento trattato nell’articolo precedente “La dipendenza da videogiochi in adolescenza”).

Il genitore, che appartiene ad una generazione poco digitalizzata si trova il più delle volte impotente di fronte ad un’ampia gamma di rischi e pericoli presenti in rete e di solito una delle prime soluzioni adottate è quella di bloccare gli accessi al mondo virtuale in vari modi: sia fisicamente (sequestro del materiale tecnologico) che psicologicamente attraverso richiami, rimproveri, minacce o spiegazioni che appaiono poco convincenti. Questo tipo di strategie attuate per ridurre la preoccupazione per una pericolosa esposizione sono percepite invece dal figlio come veri e propri soprusi che creano distanza nella relazione e conflitti: entrambe le parti giudicano problematico l’atteggiamento dell’altra.

Il vero problema dunque sembra risieda proprio nell’incapacità di adattare  e traferire la relazione in un altro ambito che è del tutto nuovo e ostile per il genitore, ma così familiare e irrinunciabile per il figlio.

Come può dunque il genitore mantenere il ruolo di guida evitando il conflitto o la chiusura?

Suggerimento n°1Non demonizzare il mondo virtuale”, il primo passo è quello di avvicinarsi al figlio e per far ciò è necessario un atteggiamento aperto e non giudicante verso il mondo di cui vostro figlio è così attratto, lasciatevi incuriosire chiedendo indicazioni e suggerimenti.

Suggerimento n°2Esplorate per capire i reali pericoli” , sempre con atteggiamento non giudicante cercate di comprendere in che modo e perché vostro figlio è così attratto per comprendere i limiti e i punti deboli del mondo virtuale.

Suggerimento n°3 Ampliare la prospettiva” una volta che avete creato un contatto di fiducia e d’intesa stimolate la riflessione sui meccanismi soggiacenti il virtuale , proponetegli poi nuovi punti di vista.

In questo modo potrete essere una guida senza imporvi, senza sostituirsi a lui sulla cosa buona da fare. Stimolandolo a riflettere sui meccanismi disfunzionali di internet e  proponendogli al tempo stesso nuove esperienze emozionali e comportamentali alternative al virtuale come contatti interpersonali dal vivo, gli consentirete di sviluppare uno spirito critico per entrambi i mondi visti in modo differente: “guardare il reale con gli occhi del reale e il virtuale con gli occhi del virtuale”.

Se osservate che la situazione, nonostante questi tentativi , non è migliorata potete rivolgervi ai centri che offrono percorsi di aiuto dedicati anche ai familiari, servizi territoriali come i Sert e le Uompia, ovvero le Unità operative di neuropsichiatria e psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

Fonti: – Matteo Lancini “Il ritiro sociale negli adolescenti. La solitudine di una generazione iperconnessa” Ed. Raffaello Cortina

– G. Nardone, S. Piffer, M. Taralli “Abuso, dipendenza, sostanze e mondo virtuale” Ed. Ponte alle Grazie

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