Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale

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Il potere della conversazione

Cristiana Monni

23 Luglio 2020

L’acquisizione del linguaggio e delle abilità verbali nei bambini è un elemento variabile e strettamente collegato al tipo di comunicazione presente con i membri della famiglia. Tuttavia dalle ultime ricerche si è dimostrato che non è la semplice quantità di parole ascoltate dal bambino ad incidere sul suo apprendimento linguistico, bensì la qualità della comunicazione e più precisamente il dialogo o chiacchierata contingente (comunicazione reciproca).  Lo stimolo più importante per lo sviluppo della cosiddetta Area di Broca (regione cerebrale deputata alla produzione del linguaggio parlato) è dunque il numero di scambi di conversazione tra genitori e figli.

Gli scambi verbali hanno due componenti che i bambini devono padroneggiare: la contingenza temporale e la contingenza semantica.

Per contingenza temporale s’intende l’apprendimento dei tempi della conversazione fra due o più individui, mentre quella semantica si riferisce alla modalità di utilizzo del tono per rispondere all’interlocutore.

Il linguaggio contingente si inizia ad apprendere già nella primissima infanzia quando la figura di riferimento comincia a rivolgersi al figlio con piccoli versi e quello rispondere in modo complementare.

Detto ciò se pensiamo all’era in cui ci troviamo fortemente tecnologica in cui bambini e adulti passano più tempo con dispositivi di vario genere (tablet, smartphone, videogiochi etc…) e meno con scambi di conversazioni faccia a faccia, possiamo renderci di quanto sia necessario incoraggiare la comunicazione reciproca, quella faccia a faccia in cui sono coinvolte oltre i contenuti anche le emozioni.

Ascoltare un video su youtube o un assistente robotico non promuove lo scambio, ma soltanto l’apprendimento passivo di breve durata. Un ulteriore studio condotto nel 2017 ha osservato che quando una chiamata al cellulare interrompe una situazione in cui un genitore sta insegnando una nuova parola al figlio, l’apprendimento va perso.

Se imparassimo dunque a privilegiare lo scambio comunicativo con i bambini , mettendo da parte i dispositivi elettronici nel momento in cui li guardiamo negli occhi e gli insegniamo nuove cose, o li ascoltiamo mentre dialogano con noi, avremmo bambini  capaci non solo a parlare ma ancora di più a comunicare.

Fonti: – Pierre Oléron, Il bambino e l’apprendimento del linguaggio, Ed Riuniti, 1982

         – Pasek Kathy Horsh, roberta Michnik Golinkoff, Il bambino impara a parlare, Raffaello Cortina Editore, 2001

 

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