Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale

Blog Articoli

Mobbing: cosa sapere e cosa fare

Cristiana Monni

01 Febbraio 2021

Nel trattare questo fenomeno vorrei sottolineare innanzitutto l’ordine della sua portata: secondo i dati dell’ Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl) sono circa un milione e mezzo i lavoratori italiani vittime del mobbing su 21 milioni di occupati; la sua diffusione è più presente al Nord (65%) e colpisce maggiormente le donne (52%).

Mobbing è una parola inglese che deriva dal verbo “to mob” che significa aggredire, l’ organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l’ufficio internazionale del lavoro (ILO) lo definiscono come … “un atto consapevole ripetuto e offensivo (di stampo vendicativo o malizioso) finalizzato all’umiliazione e a porre in uno stato di inferiorità un singolo individuo lavoratore o un gruppo di lavoratori ”.

Lo psicologo Dr. Harald Ege fondatore e presidente di PRIMA Associazione Italiana contro Mobbing e Stress Psicosociale di Bologna ne da una definizione ancora più dettagliata: “…una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori. La vittima di queste vere e proprie persecuzioni si vede emarginata, calunniata, criticata: gli vengono affidati compiti dequalificanti, o viene spostata da un ufficio all’ altro, o viene sistematicamente messa in ridicolo di fronte a clienti o superiori. Nei casi più gravi si arriva anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Lo scopo di tali comportamenti può essere vario, ma sempre distruttivo: eliminare una persona divenuta in qualche modo ‘scomoda’ , inducendola alle dimissioni volontarie o provocandone un motivato licenziamento”.

Anche la legislazione italiana (Regione del Veneto, 2012) si allinea ai dati scientifici in campo psicologico e  lo definisce come
“un complesso di atti e comportamenti ostili, aggressivi o vessatori, posti in essere reiteratamente e sistematicamente, con modalità persecutorie, nei confronti della lavoratrice o del lavoratore da chi si trova in posizione sopraordinata (mobbing verticale) ovvero da colleghi (mobbing orizzontale) e che, creando un clima intimidatorio, umiliante, degradante, ed offensivo, hanno lo scopo o l’effetto, anche emarginandolo/a dall’ ambiente di lavoro, di violarne la dignità personale e di danneggiare l’integrità psico-fisica”.

Questo aspetto è molto importante perché fa emergere come sia riconosciuto oltre ad un danno di natura civile relativa al risarcimento e alla restaurazione, anche un danno di natura penale per le conseguenze fisiche e psicologiche alla persona.

Quali sono, dunque, le conseguenze psico-fisiche legate a fattori di stress psicosociale nell’ambiente di lavoro?

Problematiche di tipo respiratorio, cardiocircolatorio, muscolo-scheletriche, dei tessuti connettivi, digestive e sintomi/patologie psicologiche e psichiatriche come depressione, distimia, ansia, problemi del sonno, PTSD (Post Traumatic Stress Disorder ) e anche suicidio (con conseguente responsabilità del datore di lavoro per casi accertati), abuso di sostanze, fobia sociale.

Le conseguenze del disturbo post traumatico da stress induce la persona all’ evitamento di  tutti quei luoghi, persone, oggetti che in qualche modo lo possono riportare all’evento traumatico ma attraverso sogni (incubi) e flashback esiste una ripetizione dell’evento traumatico. Questi stessi comportamenti e sintomi sono stati riscontranti anche come conseguenza del mobbing (Zeynep, 2019). Quanto detto porta a considerare il mobbing come evento traumatico in se stesso. Un altro studio (Kostev, 2014) riporta, come conseguenze prevalenti, depressione, somatizzazioni e ansia (in quest’ultimo caso fino a tre volte in più rispetto a soggetti non esposti a mobbing). In generale lo studio rileva una possibilità di ammalarsi fino a due volte superiore.

I paesi con un’ economia maggiormente capitalista e competitiva sono quelle in cui il fenomeno del mobbing risulta più diffuso e non sorprende perché il lavoratore si avverte solo e poco protetto dalle continue pressioni del mondo del lavoro in linea più con le richieste del mercato e  sempre più lontane alle esigenze  dell’individuo.

Dall’ Osservatorio Nazionale Mobbing-Bossing, infatti, si è  arrivati alla conclusione che si fa mobbing su una persona per gelosia, ma anche per costringerla a licenziarsi senza che si crei un caso sindacale e da vertenza legale.  Esistono vere e proprie strategie aziendali messe in atto a questo scopo.

Cosa fare allora per prevenire o per tutelarsi quando ci si riconosce vittime di mobbing?

In un’ottica di prevenzione molto può fare l’azienda:

– dotarsi di linee guida generali che pongo al centro la formazione e l’informazione;

– organizzare dei corsi formativi sul fenomeno, sulle conseguenze e sulla legislazione in merito per offrire a tutti un chiaro quadro di responsabilità ed eventuali conseguenze civili e penali;

– avvalersi della figura dello psicologo e dello psicoterapeuta in azienda in modo attivo all’interno delle dinamiche relazionali.

Quando queste condizioni non sono presenti il singolo lavoratore può avvalersi allora di  tutta una serie di figure che si occupano nello specifico di consulenza, assistenza e prevenzione su questioni inerenti la salute del lavoratore e l’integrità psico-fisica:

– psicologo del lavoro,

– medico del lavoro,

– responsabile del servizio protezione e prevenzione,

– rappresentante dei lavoratori in materia di sicurezza e organi statali per la sorveglianza della P.A. quali il comitato unico di garanzia, l’organo indipendente di valutazione

– e, in genere, le organizzazioni sindacali e il dipartimento risorse umane di ciascuna azienda privata o pubblica.

Se pensiamo che nel nostro paese l’incidenza diretta ed indiretta dei casi di Mobbing supera i cinque milioni, perciò più di tutte le più gravi patologie messe insieme, dobbiamo affermare che il Mobbing rappresenta per il mondo del lavoro nazionale, ma possiamo aggiungere globale, un disturbo epidemico di grande interesse medico, specie per psicologi, psichiatri, neurologi, cardiologi, e di non trascurabile entità per l’economia del paese.

Fonti

– Osservatorio Nazionale Mobbing. Università degli studi di Roma. La Sapienza.

– Regione del Veneto (2012), Codice di comportamento per la tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori della regione del veneto, allegato alla Dgr n. 1266 del 03 luglio 2012.

– Edge, H., (n.d.), Il fenomeno del mobbing. Strategie, prevenzione, soluzioni.

 

Contact Form

Contatti

Ricevo presso il mio studio a Selargius.   Per fissare un appuntamento: Cell. 3287352748 oppure tramite email

Skip to content