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Perchè allenarsi all'altruismo

Cristiana Monni

6 Luglio 2020

Siamo biologicamente creati per occuparci  dei più deboli, per esempio della prole oppure degli anziani e dei malati. Sulla base di questa potenzialità ereditata che garantisce la sopravvivenza della nostra specie possiamo allenare la nostra mente ed estendere il nostro altruismo ad un numero sempre più elevato di persone per avere un’attitudine altruista nei confronti degli altri. Ma perché farlo? Qual è il nostro tornaconto?

Quando facciamo qualcosa speriamo sempre di trarre un vantaggio se non per noi stessi per altri, perché vedere felici gli altri ci rende felici; perché se impariamo a coltivare l’amore per il prossimo e la pace interiore riduciamo il nostro egoismo e le frustrazioni che ne conseguono. La nostra mente, infatti per quanto tendente ad automatismi può essere modificata e portare trasformazioni nella nostra esperienza del mondo.

Come diceva Aristotele “si diventa virtuosi praticando la virtù”, dunque la spinta altruistica deve trasformarsi in comportamento altruistico e qui ci viene incontro la “meditazione” attraverso l’esercizio mentale. Pensate che uno studio condotto dall’equipe di Tania Singer (psicologa e neuroscienziata tedesca), che prevedeva alcuni moduli di allenamento per aumentare le capacità empatiche e l’amore altruistico, ha portato alla scoperta di modifiche strutturali di regioni cerebrali diverse a seconda del tipo di esercizio e che rispetto alle capacità empatiche l’amore altruistico generava gentilezza verso gli altri. Che differenza c’è, dunque, fra l’essere empatico e l’essere altruistico?

L’amore altruistico si genera attraverso la compassione e consiste nell’intenzione e la determinazione a compiere il bene dell’altro.

L’empatia dobbiamo classificarla in due modi, quella affettiva che è la capacità di entrare in sintonia con i sentimenti dell’altro e quella cognitiva ci informa sulla natura e l’intensità della sofferenza altrui e che può portare o a sentimenti di compassione che generano altruismo o può anche provocare un senso di disagio  portandoci ad evitare le situazioni di sofferenza di cui siamo testimoni, pensiamo per esempio al fenomeno del “burnout”.

L’empatia può perciò creare uno stress psicologico se non seguita da sentimenti di compassione e amore altruistico. Saper distinguere l’empatia dall’altruismo è essenziale per far crescere in noi questa potenzialità. L’altruismo autentico crea benessere negli altri e in noi stessi perché non esige che si soffra aiutando gli altri e anche la percezione del sacrificio è un dato soggettivo.

L’amore altruistico può essere considerato la più positiva fra le emozioni e la meditazione una strada che conduce alla sua realizzazione.

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