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Quando andare dallo psicologo

Cristiana Monni

14 Giugno 2020

Il nostro benessere è garantito da tre elementi il corpo, lo spirito e la mente. “Non bisognerebbe fare alcun tentativo di curare il corpo disgiunto dall’anima, e per ottenere la salute dell’anima e del corpo è necessario cominciare curando la mente”. Sono passati più di 2000 anni da questa citazione fatta dal famose Platone  eppure ancora oggi ci accorgiamo con più facilità quando il nostro corpo ha bisogno di un medico e non altrettanto facilmente  quando è la nostra psiche ad avere bisogno di aiuto. Se provassimo a riflettere sui modi con cui ci blocchiamo nel prenderci cura di noi stessi e del nostro disagio psicologico andremmo incontro inizialmente ad una serie di retaggi culturali intorno alla figura dello psicologo che ho deciso di affrontare nel successivo articolo “Andare dallo psicologo, sfatiamo le false credenze  e i pregiudizi”, per il momento vediamo di chiarire in cosa consiste il lavoro dello psicologo. La figura dello psicologo interviene in diversi contesti (individuali, interpersonali, sociali, istituzionali e lavorativi) e lo fa attraverso strumenti e tecniche che hanno il loro fondamento in teorie, costrutti e modelli psicologici condivisi dalla comunità scientifica. Oltre all’ambito clinico relativo ai disturbi psicopatologici troviamo la figura dello psicologo anche in quella di prevenzione ossia promozione del benessere individuale, collettivo, sociale e lavorativo entro processi di sviluppo della convivenza e della qualità della vita e la promozione della salute e di modifica dei comportamenti a rischio. A volte ci troviamo in situazioni di confusione e disorientamento a seguito di un avvenimento o di un cambiamento familiare/lavorativo e non riusciamo ad individuare le risorse in nostro potere. Anche un lutto non adeguatamente elaborato può bloccarci e condurci a sperimentare livelli elevati di sofferenza, magari dovuti ad ansie eccessive o a sensi di colpa ingiustificati. In tutti questi casi affidarsi ad un professionista per condividere un disagio non è “da matti” o “da deboli” bensì un atto di forza e di rispetto verso noi stessi  che può aiutarci a raggiungere standard di benessere superiori, liberando le risorse necessarie a superare le difficoltà. In sintesi un elenco sulle più comuni ragioni per richiedere aiuto
  • In ambito lavorativo/familiare mi ritrovo a mettere in atto lo stesso comportamento che mi allontana dagli altri;
  • Vorrei trovare un lavoro/facoltà universitaria che mi faccia sentire realizzato ma non riesco ad orientarmi;
  • Mi sento sopraffatto dalle richieste degli altri e non riesco mai a dire di “no”;
  • Mi capita di avere delle reazioni che non mi aspetto e vorrei capire perché;
  • A volte provo delle emozioni (rabbia, tristezza, paura) che non riesco a comprendere;
  • Da quando è nato mio figlio il rapporto con mio marito/compagno è cambiato e non so come gestirlo.
  • Sono un genitore e in questo momento della mia vita trovo  difficoltà a gestire mio figlio;

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